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SHEEN

ABSENCE  (2015)

 

 LE RECENSIONI

 

 

GIOVANNI ROSSI 16 gennaio 2016

(Industrial Revolution/RITUAL magazine)

 

MASSIMO SALARI 19 gennaio 2016

(NonSoloProg/RockImpressions)

 

 

 

 

 

INDUSTRIAL REVOLUTION 16 GENNAIO 2016

La scommessa lanciata dai Sheen, quella di sottrarre completamente l'ascoltatore dalla propria dimensione per rapirlo e portarlo nel loro 'altrove', è pienamente vinta dal duo. La creatura di Romina Daniele e Lorenzo Marranini si nutre di una complessa quanto profonda varietà di impulsi sonori, intarsiati dalle metriche della vocalist napoletana ed impreziosita dagli arrangiamenti del polistrumentista. Le folate elettroniche con cui Marranini avvolge le prime tracce mutano a sorpresa nella struggente chitarra di 'Absence VI', per poi trascendere nelle evoluzioni ambientali del finale di album. Al tempo stesso Romina Daniele esprime il suo già apprezzato e conosciuto talento con linee vocali che si dispiegano dal recitativo, e qui sono le sue poesie a fornire il sostrato testuale, ai vocalizzi sperimentali nei quali la sua voce dispiega tutto il suo colore.
'Cosa significa essere autentici?' chiede Romina all'inizio dell'album, ed è proprio su questa domanda che si sviluppa un lavoro che entra nell'intimo dei due artisti, con nove tracce che descrivono un percorso difficile e scomodo alla ricerca di ciò che resta dell'autenticità del mondo. E di autenticità i due musicisti ne mettono in campo tanta, non esitando a denudarsi artisticamente, riponendo da parte qualsiasi velleità di pura esibizione virtuosistica, per infondere anima e sostanza ad un'opera che vive di autentica passione.
'Absence' è un album che non si presta ad una classificazione schematica, perchè costituito a livello genetico dall'incrocio dei visionari talenti di due musicisti che fanno dell'indagine del suono e della sperimentazione il loro afflato creativo. La scommessa di cui parlavo all'inizio è esattamente questa, abbattere qualsiasi preconcetto ed etichetta per sfidare l'ascoltatore su un terreno incognito, ricco di sorprese e talmente stimolante da costringere a richiedere più di un ascolto per assaporare i dettagli di questo variegato e sublime affresco.

 

NON SOLO PROG ROCK - ROCK IMPRESSIONS 19 GENNAIO 2016

Sheen è il progetto scaturito dall’unione di due artisti, la cantante Romina Daniele ed il polistrumentista (basso e chitarra) Lorenzo Marranini. Marranini proviene da un percorso Rock, e Folk/Blues, mentre Romina Daniele la conosciamo già come cantante e sperimentatrice del suono umano, non a caso è vincitrice anche del Premio Internazionale Demetrio Stratos, tanto per citarne uno. Assieme fondano nel 2010 la RDM Records.

Il connubio da alla luce questo album d’esordio dal titolo “Absence”, composto da nove tracce, tutte dallo stesso titolo, solo differenziato da un numero crescente. “Absence” è un prodotto che guarda lontano, cantato in inglese (escluso il pezzo “Absence 8”) e che non si ferma avanti alla formula canzone, qui lontana anni luce. “Absence” è il titolo della poesia di Romina pubblicata nel 2011 con la raccolta “Poesie 1995 – 2005” da RDM. Essa è la mancanza di autenticità nel mondo dinanzi alla quale la ricerca più propria è urgente e necessaria (cosi’ narra la biografia).

L’elettronica ricopre un ruolo importante nella riuscita dell’insieme, a volte oscura  ombra che insegue il suono, a volte tappeto sonoro che mette in evidenza la voce di Daniele. Acuti, parti recitate, versi, interpretazioni recitate si alternano a vocalizzi a volte anche polifonici.

“Absence 2” è tratto dalla poesia “L’Occhio Che Ascolta” ed è strutturato su una ritmica  ossessiva, vicina anche a un sound che potrebbe uscire dalla discografia di Paolo Catena.

Cadenzato e ancora oscuro è il brano “Absence 3”, tratto proprio dalla poesia “Assenza (O Soglia Del Mio Dolore)”, qui bene interpretato dal suono e dalla voce. La sensazione che provo all’ascolto è come uno scivolare in una caduta libera nell’oscurità e senza un appiglio, il tutto sembra non avere un fondo. Notevole. Il risveglio mi giunge solamente quando intervengono le schitarrate Pinkfloydiane, degne compagne di un percorso sia psichedelico che poetico.

“Absence 4” è greve e sprigiona dolore, lento agonizzare che porta immediatamente alla successiva fase dal titolo “Absence 5”. Ancora dolore, ancora oscurità.  Con “Absence 6” si arriva ad un anthem spettrale e greve, al limite del Doom dove il lavoro della chitarra è ottimo. “Absence 7” gioca sulla sovra incisione di voci, mentre “Absence 8” è quantomeno spettrale, Antonius Rex se  stai leggendo, contattali! La conclusiva “Absence 9” è una suite di quasi diciannove minuti, essa è un lungo viaggio spaventoso, a mezz’aria, sospesi nel vuoto.

 

 

 

 
 

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